Sul Teatro

UN PO' DI STORIA DEL TEATRO

Approfondimenti da:
Enciclopiedia UTET
Enciclopedia Universale dell’Arte

IL TEATRO - Edilizia

-- Il teatro moderno --

TRE PARTI PRINCIPALI
L’edificio teatro, nell’accezione moderna, è una costruzione di norma composta da due parti fondamentali, più o meno nettamente distinte e separate, corredate, ciascuna in modo autonomo, di tutti i servizi, i locali accessori e gli impianti necessari alle rispettive funzioni caratteristiche: la «scena», destinata a riprodurre determinati effetti e ambienti, sulla quale agiscono gli attori; la «sala», creata invece per accogliere gli spettatori.
Occorre subito precisare, però, che nel teatro moderno e contemporaneo lo «spettacolo» non si concentra soltanto sulla scena, perché anche la sala con la sua forma, le sue decorazioni, la sua illuminazione e specialmente con il pubblico, assume importanza spettacolare e deve facilitare le relazioni reciproche fra attori e pubblico.
Sovente fra le due parti principali sopra ricordate se ne inserisce una terza, complementare alla scena. Si tratta dell’«orchestra», destinata ad accogliere elementi di accompagnamento a quanto si svolge sulla scena. Lo spazio dell'orchestra, pur essendo sovente in tutto o in parte visibile dal pubblico, non deve mai intralciare la perfetta visibilità della scena.
Un'ultima parte accessoria, che si trova quasi sempre nei teatri a partire dal Settecento, è quella di «rappresentanza», annessa alla sala, che comprende vestiboli, ridotti, gallerie di passeggio per il pubblico prima dell'inizio dello spettacolo e durante gli intervalli, ma anche un gruppo di locali sovente usato anche per altri scopi (ritrovi, esposizioni…).

CAPIENZA, DIMENSIONI, FORMA, SPAZI
La normale percezione dei suoni emessi sulla scena, più ancora della visibilità, pone un limite pratico alla capienza del teatro: per la prosa (voce naturale) si arriva a 1500-2000 posti, per la lirica (canto e orchestra) a 3000-3500 posti, per gli auditori (grande orchestra e cori) a 4000-6000 posti (il Radio City Music Hall a New York ne ha 6200 con una distanza massima dalla scena di m 55). Una corrente moderna tende a ridurre la capienza delle sale per la prosa a qualche centinaio di persone (a volte anche meno), semplificando anche il complesso scenico e rivolgendosi soltanto a un limitato pubblico scelto (teatri sperimentali). Verso la massa invece si orientano quasi sempre i teatri lirici.
Lo spazio necessario per l'edificio del teatro varia normalmente da mq 1,5 per spettatore (prosa) a mq 3-4 (lirica), comprendendovi naturalmente anche i locali accessori per il pubblico, le prove, i corpi di ballo, gli scenografi (l'Opera di Parigi arriva a mq 5 per spettatore). L'edificio poi, per disposizione di pubblica sicurezza (grande ammassamento di persone, pericolo di incendi), deve essere isolato su almeno tre lati, meglio se completamente, e affacciare su vie di sufficiente ampiezza per consentire un rapido afflusso di spettatori e ancor più rapido e compatto deflusso. Devono essere inoltre previsti, nelle immediate vicinanze, spazi adatti per il parcheggio delle automobili e servizi di pubblico trasporto.
Il volume dell'edificio e la sua importanza fanno sì che la composizione architettonica esterna assuma quasi sempre un carattere monumentale, a volte limitato solamente alla facciata, che domina l'ambiente urbano circostante.
La forma della sala deve essere controllata sia per quanto riguarda la visibilità (pendenza della platea, sopraelevazione del palcoscenico di m 0,90-1,40 l'orientazione dei palchi, le gradinate di galleria), sia per quanto riguarda l'acustica, in modo da porre ogni spettatore, oppure ogni categoria di spettatori, in condizioni più o meno simili. Le ineliminabili differenze portano a suddividere la sala in diverse categorie di posti, ciascuna con ingressi, uscite, scale, disimpegni, servizi e locali di ritrovo distinti, normalmente individuate nella «platea», nei «palchi», nelle «gallerie». Nei teatri moderni sovente non si prevedono palchi, per dare il massimo sviluppo alla platea e alle gallerie. Dalla forma tradizionale a ferro di cavallo si passa allora alla pianta che tende al rettangolare, rinunciando in gran parte all'intimità e all'eleganza dei vecchi teatri. Molto libera e dipendente dallo spazio a disposizione è la parte destinata alla rappresentanza che, poiché deve poter essere utilizzata anche a teatro chiuso, avrà ingressi, scale, servizi particolari. Questa di solito affaccia sulla fronte principale dell'edificio e, al contrario della sala propriamente detta, è illuminata direttamente da finestre.
La parte della scena visibile al pubblico (il cosiddetto «palcoscenico») deve essere corredata di abbondanti spazi laterali e di fondo per le necessarie manovre dei mezzi scenici e delle persone. L'apertura verso la sala, il «boccascena» è rettangolare o sagomata, larga da m 6 a 8 per i teatri di prosa, fino a m 12-14 e più per gli spettacoli lirici che richiedono grande movimento di masse. Rispetto alla larghezza del boccascena, lo spazio necessario per la scena completa di corsie di manovra, è di due volte circa, sia per la larghezza, sia per la profondità. Deve poi essere sempre presente un accesso carraio direttamente sboccante all'esterno, con piano inclinato per l'ingresso del materiale di scena pesante o voluminoso e degli animali. L'altezza di tutto il complesso è definita dalla possibilità di rialzare le scene senza piegarle (in prima) o con una piegatura (in seconda). Sopra lo spazio necessario per la manovra delle scene c’è poi il «piano di griglia» praticabile ai macchinisti e su cui appoggiano gli apparecchi di sospensione, di sollevamento e simili. Altre sospensioni (manovra di scene, bilance per l'illuminazione) sono comandate dal basso mediante funi che si raccolgono lungo le pareti e hanno al piano di griglia i necessari rinvii e le pulegge. Per tali ragioni, molto spesso la parte destinata alla scena risulta più alta di quella della sala. Anche sotto il palcoscenico deve esserci abbondante spazio libero e agevolmente praticabile per lo sviluppo di parti apribili e rialzabili (trabocchetti) e per i necessari passaggi di servizio (comunicazione per l'orchestra). II boccascena deve poter essere da tendoni e normali sipari. Completano questo reparto importantissimo i camerini degli artisti, le camerate per le comparse e per i cori, le sale di prova, la direzione, i depositi dei materiali e delle attrezzature, i laboratori (falegnameria, costumisti, parrucchieri), i saloni per gli scenografi (molte volte posti direttamente sopra la scena), tutti accuratamente separati con servizi propri, con ingressi, scale, percorsi, uscite di sicurezza isolate. Nei grandi teatri lirici è poi abbastanza comune trovare scuole di ballo, scuole dei figurino, sale riservate per la prova dei cori e di parti dell'orchestra: accessori questi che, pur potendo funzionare indipendenti dal teatro, devono essere con questo (e specialmente con la scena) facilmente collegabili.
Completano l'attrezzatura dei teatri gli impianti di illuminazione, di riscaldamento, di aerazione (meglio se si arriva al totalr condizionamento dell'aria) indispensabili dato che sala e palcoscenico non hanno normalmente finestre che si aprano direttamente all'esterno.

-- Gli edifici dall'antichità ad oggi --

ANTICA GRECIA
Il teatro come struttura architettonica trae origine dai luoghi all’aperto in cui si svolgevano danze e cori rituali, legati al culto dionisiaco. Questo tipo di rito avveniva intorno a un altare, collocato in luogo pianeggiate e circolare; i cittadini che vi partecipavano si raggruppavano intorno a tale spazio, su declivi concavi del terreno, sedendo su rudimentali gradini naturali o di legno. Si suppone inoltre che la forma del teatro greco derivi da quella dei teatri di corte minoici, che erano quadrangolari: orchestra quadrata e cavea trapezoidale.
In origine la rappresentazione scenica si svolgeva sul piano dell’orchestra, intorno all’altare (thymele), a stretto contatto con il Coro, davanti ad un semplice fondale di tela (skenè), posto dietro l’orchestra. In seguito questa scena di tela fu sostituita da una in legno, mobile, che fungeva sia da fondale che da parete divisoria, rispetto allo spazio destinato agli attori e ai magazzini. Nella seconda metà del V secolo le scene mobili in legno furono sostituite da una fissa in muratura, di carattere architettonico (fronte di un palazzo o di una reggia). All’orchestra e alla scena si accedeva attraverso due ingressi laterali (parodoi) ricavati nello spazio tra la cavea e l’orchestra. In seguito al perfezionarsi e complicarsi degli effetti drammatici, emerse l’esigenza di separare in modo più netto l’azione degli attori rispetto al piano dell’orchestra. Furono realizzati pertanto: un palco rialzato (proskenion), collocato davanti alla scena e originariamente costituito da una bassa pedana; un palcoscenico (logeion), stretto e molto lungo, addossato ad una parete della skenè. Il fondale quindi aumentò di altezza, sviluppandosi su due piani, e l’intera scena architettonica fu innalzata al livello del palcoscenico. Completarono questa nuova struttura scenica due ampi avamposti fiancheggianti la scena (paraskenia), vere e proprie quinte architettoniche.
Nella cavea o auditorium, la gradinata era di solito distinta in tre ordini di posti, mediante settori circolari, riservati, a partire dal più basso, rispettivamente a magistrati e sacerdoti, militari e popolo. Queste gradinate erano intervallate da una rete di scale radiali e di corridoi orizzontali anulari che coordinavano i vari percorsi e accessi ai singoli settori. L'esempio più antico di teatro è quello di Dionisio in Atene (inizio del V sec. a.C.); il teatro di Epidauro è quello geometricamente più completo; il teatro di Megalopoli è uno dei più ampi, dato che la sua capienza pare raggiungesse i 40.000 spettatori, circa il doppio di quella degli altri esempi.

Teatro romano di Leptis Magna

ETÀ ROMANA
Negli elementi del teatro romano troviamo una stretta derivazione da quelli del teatro greco, ma anche importanti innovazioni. Spesso il teatro è interamente, o nella sua massima parte, «costruito», invece di essere ricavato, adattando speciali condizioni topografiche naturali.
Questo teatro, costruito in piano, sorreggeva la sua cavea, inclinata verso l’orchestra, su un poderoso e complesso sistema di volte e archi degradanti e creava, verso l'esterno, la caratteristica composizione architettonica detta a «ordini sovrapposti» (teatro di Marcello a Roma). Sotto le gradinate erano collocati i servizi e i singoli ingressi per ciascuno dei diversi settori destinati al pubblico, secondo un razionale sistema di percorsi che, radialmente, dai portici del piano terreno, attraverso un sistema di scale e di gallerie anulari, dislocate a quote e piani diversi, conduceva agli accessi (vomitori) nei vari settori della cavea, in modo da recare il minor disturbo possibile agli spettatori già seduti. Anche nel teatro di epoca romana la cavea era suddivisa in tre ordini di settori principali, ma presentava anche, al di sopra dell’ordine più alto, un loggiato scoperto dove spettatori di ogni genere potevano assistere allo spettacolo in piedi. Poiché nel teatro romano il coro non esiste più, l'orchestra scompare e si riduce a uno spazio semicircolare che viene utilizzato per sistemare spettatori di rango elevato: non è più quindi parte della scena e viene invece inglobata nella cavea.
L’edificio scenico è composto da un fondale alto quanto la cavea, molto decora, con più ordini di colonne sovrapposti e intercalati da nicchie semicircolari o quadrate. Gli attori accedevano alla scena da tre aperture: la porta più importante si apriva al centro della scena; le altre due, simmetricamente, nelle parti laterali. Sulla grandiosa e monumentale scena fissa, talvolta si utilizzavano particolari fondali in legno, montati su macchine a prisma girevoli. Di lunghezza maggiore rispetto a quella greca, di norma la scena aveva ampiezza doppia rispetto al diametro dell’orchestra. Per contro il palcoscenico era generalmente più profondo e più basso: si elevava di poco rispetto all’orchestra per consentire la massima visuale anche a chi sedeva nell’emistichio un tempo occupato dal coro.
Tra l’auditorium e la scena, due ingressi simmetrici e coperti svolgevano l’analoga funzione dei «parodoi» dando accesso diretto al piano dell’orchestra e al primo ordine di posti della cavea. Al di sopra di questa coppia d’ingressi erano collocati i palchi d’onore, destinati al magistrato addetto agli spettacoli e alle sue vestali. Con l’inserimento di queste strutture, che saldavano la cavea alla scena, l’organismo teatrale divenne un corpo unico, chiuso e indivisibile.

MEDIOEVO
Durante il periodo medievale praticamente il teatro, come edificio, non esiste: le rappresentazioni, tutte di carattere sacro, avvenivano nell'interno delle chiese, sui sagrati, nelle piazze, utilizzando costruzioni provvisorie e smontabili di legno e tende oppure su palcoscenici multipli montati su carri e con apparecchiature ridotte allo stretto necessario.

Teatro Olimpico di Vicenza

RINASCIMENTO
Nel clima di rinnovato interesse per la cultura antica, che caratterizzò l’epoca rinascimentale, si manifestarono effettive intenzioni di far rivivere e di reinterpretare il primitivo organismo scenico greco-romano, basandosi sui Quattro Libri di Vitruvio.
La forma del primo teatro rinascimentale, costruito ancora in legno e con accentuato carattere di provvisorietà, per tutta la prima metà del ‘500, come testimoniano i disegni contenuti nel trattato del Serlio, è ancora quella dei teatri greco-romani, con cavea semicircolare, suddivisione in settori, rampe radiali.
La prima parte della scena sopraelevata rispecchiava anch’essa gli antichi modelli, mentre, per la seconda parte, in seguito agli studi e alle riflessioni sullo spazio prospettico, furono introdotte due innovazione: l’inclinazione del palcoscenico e una serie di quinte disposte a scalare in modo da dare alla scena un effetto di convergenza e di maggiore profondità. Esempi di questa tipologia furono i teatri di corte dei Gonzaga a Mantova e quello degli Estensi a Ferrara, dei quali però, purtroppo, non rimangono che descrizioni letterarie.
Il primo teatro stabile, concepito come unità architettonica autonoma, fu quello Olimpico di Vicenza, iniziato dal Palladio nel 1575 e concluso dallo Scamozzi dieci anni dopo. In sala la cavea assume forma ellittica; mentre sulla scena si cercò, per la prima volta, di trasportare gli effetti scenici e la stessa azione teatrale, al di là della grandiosa scena-parete architettonica. Un ulteriore sforzo per separare lo spazio illusorio scenico da ogni rapporto con la sala fu attuato nel 1588 con il teatro di Sabbioneta dello Scamozzi e nel 1618 con il teatro Farnese di Parma dell’Aleotti, che segnò la nascita del «teatro all’italiana». Oltre ad una cavea ulteriormente allungata nella forma a U, questo tipo di teatro presenta la frantumazione dell’originario fondale, che diventa una semplice parete di separazione (boccascena) e che divide in due l’unità globale del teatro: lo spazio architettonico reale del teatro da una parte e lo spazio illusorio e prospettico della scena dall’altra. Si realizza così quella dualità d’ambienti caratteristica del teatro moderno.

ETÀ BAROCCA
Trova ulteriore sviluppo in questo periodo la forma ellittica e a U della cavea, soprattutto nelle realizzazioni di Seghizzi a Venezia (1630) e a Bologna (1640). I Bibiena tendono poi ad integrare l’organismo propriamente dedicato allo spettacolo con ambienti di rappresentanza, iscrivendo il tutto entro un perimetro che, dall’esterno, suggerisce solo parzialmente la forma della cavea.
Altre forme e modifiche vengono elaborate seguendo l’esempio di strutture teatrali ideate in Europa e soprattutto in Spagna e Inghilterra. I corrales spagnoli erano cortili a pianta rettangolare o quadrata, coperti per lo più da un velario. La scena avveniva al centro di un ampio cortile rettangolare, mentre sul perimetro erano disposte logge sovrapposte in diversi ordini, destinate agli spettatori.
Aspetto simile aveva il teatro pubblico tipico dell’Inghilterra elisabettiana. Questo, però, s’ispirava alla forma dell’arena (ring) per i combattimenti di orsi e tori e aveva pertanto pianta circolare. Nello spazio della platea si protendeva il palcoscenico quadrato sul quale, sostenuto da due colonne, vi era una specie di loggiato, anch’esso adibito a funzione scenica oppure, in alcuni casi, riservato a spettatori privilegiati. Il palcoscenico si componeva pertanto di tre aree: il «front stage», il «rear stage» (parte tra le colonne) e l’«upper stage» (il loggiatino superiore). Intorno alla platea, riservata ai popolani, correvano gallerie a ordini sovrapposti.

Teatro alla Scala di Milano

ETÀ MODERNA
Questa tipologia si fonderà poi con quella del teatro privato, che aveva pianta rettangolare, era coperto e aveva i posti allineati in tre file lungo i tre lati, dando vita al «teatro alla francese», tipico e usuale tra il XVII e XIX secolo, composto da: una platea, gallerie o palchi a ordini sovrapposti, disposti lungo una grande porzione di circonferenza o di ellisse, con un palcoscenico solitamente rettilineo, situato nell’area della residua porzione di circonferenza.
Nello stesso periodo si afferma sempre più il teatro cosiddetto «all'italiana», che poco per volta passa dal tipo di impianto a carattere privato annesso alle Corti (con pubblico esclusivamente a inviti), al tipo a carattere pubblico. La sala si stabilizza a poco a poco nella forma a logge sovrapposte (palchi) con o senza galleria superiore. La linea planimetrica varia da quella a U (teatro S. Giovanni e Paolo a Venezia) a quella ellittica e ovoidale (vecchio teatro Tor di Nona a Roma), al cosiddetto ferro di cavallo (teatro S. Carlo a Napoli, teatro alla Scala a Milano), allo scopo di raggiungere la maggiore capienza compatibilmente con una buona visibilità della scena. La platea si sviluppa all’interno dello spazio delimitato dalle pareti delle logge.
Propone invece una sorta di ritorno alle origini la tipologia del «teatro tedesco», la cui prima realizzazione è il Teatro Wagneriano di Bayreuth, edificato nel 1871 da Brückwald e Semper. Lo schema richiama quello dei teatri antichi, privo quindi di platea e di gallerie, con la cavea curva (poi semicircolare, quindi rettangolare), separata dal palcoscenico da un lieve affossamento del piano pavimentale destinato all’orchestra. Ritorna la netta distinzione tra zona per gli spettatori e zona destinata agli apparati scenici; separazione talvolta anche visibile dall’esterno a causa della maggiore altezza della seconda, talvolta coperta anche da una cupola.

Teatro Sant'Erasmo di Milano

OGGI
Nel periodo contemporaneo il teatro è un edificio che cerca ancora una nuova composizione funzionale, nell'intento di ampliare, in genere, lo spazio riservato al pubblico, di livellare le categorie dei posti (una volta nettamente separate), di permettere nuovi effetti scenici (scene multiple, rotanti, ecc.), di inglobare quanto più possibile lo spettatore all’interno della scena. Nascono così esempi a sala rettangolare con lunghe gradinate degradanti o gallerie sovrapposto (teatro del Radio City Music Hall di New York), a sala circolare con scena centrale (teatro ad arena), con scena spostabile (teatro totale di Gropius), con scena avvolgente in parte la platea (teatro simultaneo di A. Pronasko).
Si affermano sempre più anche i teatri, di solito sperimentali, a limitatissimo numero di posti (poche centinaia) con apparecchiature sceniche ridotte agli elementi essenziali.

Nella prima foto: Teatro romano di Leptis Magna
Nella seconda foto: Teatro Olimpico di Vicenza
Nella terza: Teatro alla Scala di Milano
Nella quarta: Teatro Sant'Erasmo di Milano

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