Sul Teatro

UN PO' DI STORIA DEL TEATRO

Sintesi da: “Storia del Teatro Drammatico” di Silvio D’Amico

NATURA E ORIGINI DEL TEATRO DRAMMATICO

TEATRO È…
L’articolato e approfondito studio di Silvio D’Amico sul teatro drammatico prende spunto dal tentativo di definire la parola Teatro o, meglio ancora, dal tentativo di stabilire che cosa di volta in volta, a seconda delle situazioni e dei tempi, si sia inteso con tale parola.
Per i Greci il “teatro” identificava la gradinata semicircolare da cui si contemplava la rappresentazione, ma anche la massa di pubblico che vi si assiepava; in seguito venne a definire l’intero edificio destinato alla rappresentazione (il Teatro Sociale); con lo stesso termine s’indicò poi l’opera rappresentata e anche l’intera produzione di un autore (il Teatro di Shakespeare); infine si utilizzò “teatro” per identificare il luogo di una qualsiasi azione non necessariamente ludica o artistica (il teatro della guerra).
Per D’Amico la definizione più corretta di “teatro” in senso lato è “la comunione d’un pubblico con uno spettacolo vivente”, frase che racchiude due idee pregnanti: la necessità di un pubblico di spettatori che generi una possibilità di condivisione collettiva; la necessità che la rappresentazione sia “vivente”, ossia in azione in quel preciso luogo e momento (hic et nunc).
“Il Teatro” scrive D’Amico “vuole l’attore vivo, che parla e agisce scaldandosi al fiato del pubblico; vuole lo spettacolo senza la quarta parete, che ogni volta rinasce, rivive e rimuore, fortificato dal consenso o combattuto dalla ostilità degli uditori partecipi e in qualche modo collaboratori.”
È teatro uno spettacolo coreografico, è teatro il varietà, fanno teatro prestigiatori e acrobati, è teatro anche una partita di calcio, ma non è teatro il cinema!

IL VERBO PRENDE CARNE
La storia che Silvio D’Amico si appresta a raccontare è, però, quella del teatro-principe, ossia del Teatro Drammatico. “Quel teatro” scrive ancora “che da due millenni e mezzo si ripropone ogni giorno la impossibile impresa di tradurre in realtà il sogno; che pretende d’attinger la creazione di un poeta, dalle pagine dov’essa vive la sua vita reale e già perfetta, col mirabilissimo e pazzo proposito di trasportarla materialmente davanti agli occhi del pubblico; quel Teatro insomma dove il verbo prende carne”.
Si dice, forse in modo semplicistico, che il teatro ha origine religiosa, ma D’Amico invita ad interpretare in modo corretto questa affermazione, perché se è vero che le origini del teatro si trovano quasi sempre nei riti religiosi, è anche vero che a tali primordiali rappresentazioni non deve essere attribuito alcun concetto di austerità, raccoglimento, elevazione spirituale che in noi oggi suscita il termine “religioso”.
Esistono culti che non escludono la beffa, lo scherzo, la carnalità e perciò spesso la figura del sacerdote finisce col confondersi con quella dell’istrione e del buffone.
Da questi due differenti approcci e opposti atteggiamenti dell’animo umano hanno avuto origine le due tradizionali forme di teatro: la Tragedia, che cerca il consenso del pubblico generando i sentimenti più elevati, e la Commedia che mira a solleticare la folla nei suoi istinti più facili e bassi. Le due maschere, che da più di duemila anni simboleggiano il Teatro, testimoniano questo dualismo ed esprimono due diverse realtà.

LA MAGICA TRIADE
Il Teatro Drammatico per esistere non può prescindere dalla triade: autore, attore, spettatori.
Questi tre elementi danno vita al Dramma che altro non è se non “la rappresentazione scenica di un conflitto o di un contrasto”: può essere un conflitto spirituale, contro la divinità, un urto esteriore e grossolano.
Tale conflitto, però, deve essere espresso in una vera e propria forma scenica in cui il poeta sparisce per lasciare soli i personaggi a parlare e ad agire di fronte agli spettatori.

GIOCHI E MASCHERE
Secondo D’Amico l’ipotesi più immediata sulle origine del Teatro Drammatico potrebbe essere quella che lo vede nascere dai giochi dei bambini che per imitazione fanno gli adulti. Gli storici invece sono concordi nel ricercarne le radici nella ritualità religiosa e nelle sue rappresentazioni.
In esse, nelle più varie culture, interviene spesso l’uso della maschera con cui l’uomo, il sacerdote, l’attore si camuffa per diventare altro, un dio, un eroe.
Il rito diventa Teatro nel momento in cui gli astanti capiscono il gioco e smettono di credere che quella che vedono sia davvero la divinità scesa in terra, ma solo una rappresentazione di essa.

Nella foto: "La tragedia e la commedia" di Giorgio De Chirico

ARS Teatrando - Via Ogliaro, 5 - 13900 Biella
Cell.: 333-5283350 - Fax: 015-881972
e-mail: teatrando@teatrandobiella.it
Iscrizione UILT: 286/12